Il Santuario di Oropa

Si sta come d'autunno sugli alberi le foglie.
È con questa poesia di Giuseppe Ungaretti nella testa che trascorriamo un'intera giornata a Oropa, nel piemontese.

Non appena arriviamo, infatti, la natura ci regala un arcobaleno di colori caldi sui maestosi alberi.
Si intravedono i raggi del sole oltrepassare le foglie autunnali e un po' di brina posarsi fra i sentieri creati dai ragni sui rametti.
Ad aspettarci c'è la tranquillità del mattino.
Il Sacro Monte cattura la nostra attenzione, è situato a sinistra del complesso monumentale del Santuario ed è riconosciuto Patrimonio dell'umanità dell'Unesco.
Il Santuario di Oropa è il più importante Santuario mariano delle Alpi grazie alla sua posizione a 1200 metri d'altezza
.
Lo sviluppo del Santuario subì diverse trasformazioni nel tempo. La sua origine, secondo la tradizione, risale al IV secolo, ad opera del primo vescovo di Vercelli, S. Eusebio.
Oggi ha raggiunto dimensioni monumentali ed è diventato da luogo di passaggio a luogo di destinazione per i pellegrini animati da un forte spirito di devozione.
Tutti i grandiosi edifici del santuario sono stati costruiti nel corso dei secoli a partire dal suo cuore: il Sacello della Basilica Antica.
Troviamo l'imponente Basilica Superiore, la Basilica Antica raggiungibile attraverso la scalinata monumentale e la Porta Regia.
Per prima cosa noi ci rechiamo nella Basilica Antica, ma prima di entrarvi notiamo la sua facciata. E' semplice ma le sue venature verdastre della pietra d'Oropa la rende davvero elegante. E' elevata dal portale, più scuro, che riporta in alto lo stemma sabaudo del duca Carlo Emanuele II, sorretto da due angeli in pietra.
"O quam beatus, o Beata, quem viderint oculi tui". Questa è l'iscrizione scolpita che si trova sull'architrave del portale. Dai primi decenni del XVII secolo è il saluto augurale che il pellegrino, raggiunta la meta, riceve varcando la soglia della Basilica.
Con questo augurio anche noi varchiamo la soglia.
Ma facciamo un passo indietro: i primi documenti scritti che parlano di Oropa, risalenti all'inizio del XIII secolo, riportano l'esistenza delle primitive Chiese di Santa Maria e di San Bartolomeo, ed è proprio dove sorgeva l'antica Chiesa di Santa Maria che troviamo il Sacello eusebiano. All'interno del Sacello è custodita la statua della Madonna Nera, realizzata in legno di cirmolo.
Ha il mantello blu, l'abito e i capelli color oro che le fanno da cornice al volto dipinto di nero. Il suo sorriso così dolce ha accolto i pellegrini nei secoli e ha accolto anche noi.
Usciamo dalla Basilica con la voglia di scoprire ancora molto su questo posto.
Oltre alla scalinata che si apre a monte del Piazzale Sacro, i nostri occhi ora si posano sulla Basilica Superiore. Da lontano si nota subito la sua cupola, che si eleva oltre 80 metri dal pavimento. Essa fa da corona all'imponente monumento che venne consacrato nel 1960.
Il suo interno ha una forma ottagonale e l'altare maggiore è posto al centro. Le sue alte colonne, tra le quali si aprono sei cappelle dedicate alla storia della vita della Vergine, sorreggono la cupola.
Questa Basilica è una nuova chiesa voluta dai tanti devoti alla Vergine Bruna, considerato l'elevato numero di pellegrini che giungevano per recarsi in preghiera al Santuario.
La testimonianza di fede è stata lasciata nella sottostante cripta del suffragio, qui si può ammirare un'interessante e rara collezione di presepi portati dai fedeli provenienti da tutto il mondo come simbolo di fede delle svariate culture che hanno attraversato i confini per giungere nelle braccia della Madonna Nera di Oropa.
La giornata così accogliente ci invita per una passeggiata, e come rifiutare?
Troviamo un sentiero sul retro, chiamato sentiero dei Preti, e man mano che lo percorriamo ci regala una vista mozzafiato.
Camminiamo tra gli alberi, e sono così profumati che sembra che la natura pian piano venga allo scoperto, tanto da far  intravedere i primi funghi (velenosi e buoni) nei mucchi di foglie dai più disparati colori; gialle, arancioni, marroncine e rossastre. 
Per un momento torniamo bambini, ne prendiamo una manciata e ce le lanciamo addosso. E' strana questa coperta che ci avvolge!
I nostri piedi ne calpestano a migliaia, scoppiettando come piccole fiammelle fin sulla via del ritorno, dove al loro posto ci scoppietta tra le mani un bel cartoccio di caldarroste...e purtroppo ci apprestiamo a salutare il Santuario sotto un velo di malinconia.
SANTUARIO DI OROPA IN PILLOLE
-  periodo migliore: primavera - autunno
- durata media: un giorno intero
- difficoltà: 2/5
- accessibilità: Santuario accessibile a tutti, disabili motori compresi. Consigliamo comunque di farsi aiutare da accompagnatori e custodi.


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